Web tax – dal 1° gennaio 2019 al via la tassazione sulle transazioni elettroniche 


By : Serena Coppola 16 Marzo 2018

Che cos’è una web tax? Con il termine web tax si intendono, solitamente, quelle leggi che mirano a regolare la tassazione sui guadagni delle grandi aziende che operano sul web, in particolare di quelle che hanno sedi all’estero ma che prestano servizi in Italia, ad esempio Google Amazon ecc..

Con la legge di bilancio 2018 il Senato ha approvato l’emendamento (il n. 88.0.1 (testo 3) cd. Mucchetti)che introduce, a partire dal 1° gennaio 2019, un’imposta sulle transazioni digitali. Si tratta di una flat tax del 3% (portata dall’originario 6% all’attuale 3%) da applicare alle prestazioni di servizi effettuate con mezzi elettronici. Il prelievo sulle transazioni digitali è configurato come una imposta indiretta ad valorem e speciale, poiché è  commisurata al corrispettivo o ricavo lordo della transazione e su una sola categoria di servizi.

L’emendamento riscrive di fatto l’articolo 21 del decreto legge 78/2010, ed il comma 9 istituisce «l’imposta sulle transazioni digitali relative a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici», rese nei confronti di stabili organizzazioni di soggetti non residenti nel territorio dello Stato ma anche di soggetti residenti che svolgono la funzione di sostituti d’imposta.

La nuova imposta si applicherà pertanto a tutte le transazioni digitali effettuate da società estere che non hanno una stabile organizzazione in Italia e che offrono servizi di e-commerce B2B.

La web tax tuttavia non si applicherà agli acquisti online delle persone fisiche.

Secondo il tenore dalla legge infatti, sono escluse le imprese agricole, i contribuenti in regime dei minimi (articolo 1, commi 54-89 della legge di stabilità 2015), e gli ex minimi (contribuenti che hanno aderito al regime forfettario previsto per l’imprenditoria giovanile ed i lavoratori in mobilità in base all’articolo 27 del dl 98/2011), gli e-commerce, le transazioni con corrispettivi sotto a 30 euro di importo; il debitore quando sia una persona fisica che non esercita attività imprenditoriale; nonché i soggetti non residenti in Italia ma che in Italia hanno una stabile organizzazione.
In pratica le imprese italiane, clienti delle multinazionali straniere del web, dal 1 gennaio 2019 dovranno trattenere sulle fatture l’imposta del 3% sul fatturato e versarla al Fisco. Tuttavia pare che a fare da sostituti di imposta non saranno le imprese direttamente ma gli intermediari finanziari, in particolare le banche. Infatti, il Ministero dell’Economia dovrà emanare, entro il 30 aprile 2018, un apposito decreto che fissi i servizi assoggettati alla web tax.

Al fine di non penalizzare le imprese italiane e quelle residenti nel nostro Stato, inoltre, l’emendamento, prevede un credito d’imposta pari all’imposta digitale versata sulle transazioni digitali.

 

 

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